Esperienze di vita

corallina

Esperienze della Parola di Vita

Vicini o lontani?

Qualche anno sia la mia famiglia che i miei vicini, abbiamo acquistato un pezzo di terreno legato a degli immobili.
Con questi nostri vicini non c’è mai stata confidenza anche per dicerie e pettegolezzi messi in giro che ci dipingevano come persone da stare alla larga. Mi è sempre pesato questa mancanza di dialogo perché io che sono nata lì ricordo come si era tutti molto uniti un tempo.

Appena acquistato il terreno abbiamo fatto presente ai nostri vicini che il confine non era dove sembrava e a prova di ciò abbiamo presentato i documenti e proposto di definire il confine tra le proprietà.

Non abbiamo ricevuto un sì ma neanche un no e quindi abbiamo atteso. Da quel momento è iniziata una guerra fredda fatta di gesti provocatori come palesi sconfinamenti, lavori con deposito di materiale nella nostra proprietà, scavi in giorni festivi.

Un giorno abbiamo sentito dei rumori molto forti. Siamo usciti in giardino ed abbiamo visto che ci stavano portando via tutto il materiale che era depositato nel nostro terreno. Alla richiesta di fermarsi  e di rispettare la nostra proprietà, sono iniziati gesti forti di derisione e urla nei nostri confronti che poi sono degenerati in scambio di insulti reciproci. E’ stato un momento di forte dolore perché ho capito che si era rotto quel seppur fragile rapporto.

Da quel momento siamo andati dai Carabinieri per tutelarci ed abbiamo incaricato un legale ed un tecnico per fare la verifica del confine. E’ iniziato un periodo durato un anno nel quale ci si parlava tramite i legali. Noi facevamo una richiesta che il nostro legale trasmetteva al loro ed attendavamo la risposta di ritorno.

Per me che voglio vivere l’Ideale dell’Unità era sperimentare l’inferno, la disunità assoluta. Dovevo anche mantenere un equilibrio con la famiglia e spesso ho fatto fatica a capire quale fosse l’atteggiamento giusto da tenere, fino a che punto si può pretendere la giustizia.

Ogni rumore mi faceva stare con il fiato sospeso perché avevo paura del peggio, che si potesse passare alle maniere forti. Dopo mesi e mesi abbiamo proposto una soluzione e anche un incontro conviviale per definire il problema ma entrambe queste richieste non sono state accolte.

Il buio era sempre più fitto. Spesso in famiglia questo argomento diventava oggetto di scontro anche tra noi e questo mi addolora molto ma dovevo credere.

Fin dall’inizio avevo iniziato ogni giorno a pregare per questa famiglia e anche nel ringraziamento all’Eucarestia affidavo le due famiglie perché fossimo  illuminate.

Un giorno ci arriva una raccomandata con la quale veniamo convocati per una conciliazione. Ecco l’occasione. Devo intensificare la preghiera. Il nostro legale ci comunicò che si trattava di una formalità necessaria per poter poi andare in causa a meno che non accadesse un miracolo. Io credo nei miracoli e subito inizio a pregare e condivido la richiesta del miracolo con un gruppo, che si chiama “Sempreverdigen” con il quale viviamo a corpo l’Amore Scambievole.

Mi sento sorretta dal tanto amore che mi torna da ognuna, e credo che assieme possiamo ottenere il miracolo della riconciliazione.

Il giorno stabilito per l’udienza arriviamo e facciamo di tutto per non incontrarci – ascensori diversi e niente saluti. Devo amare i miei vicini ma anche amare la mia famiglia che non può fare di più in quel momento. Sento di dover fare un salto fidandomi di Gesù in mio marito e credendo che lui saprà cosa dire. Sento che muoio ma questa è la “misura”.

Quando ci troviamo tutti viene chiesto alle parti se accettiamo di entrare in mediazione. Noi diciamo di sì mentre il legale del vicino inizia un discorso che non fa presagire nulla di buono ma, ad un certo punto,  viene interrotto dal vicino che dice “va bene proviamo”. Ecco,  il miracolo è avvenuto!! Sento una gioia enorme e tanta gratitudine. Dopo un mese l’incontro per trovare l’intesa. Prego con tutte le mie amiche Sempreverdigen.

Arriviamo all’incontro e al mattino mio marito mi dice di voler proporre la soluzione che già era stata scartata. Mi viene da protestare ma faccio di nuovo un salto credendo e basta. Sento che devo mantenere un legame forte con mio marito, un legame fatto da un amore grande come quello di meritare la presenza di Gesù tra noi, credendo che questa presenza ci darà la luce e ci aiuterà a dire le parole giuste.

Viene fatta la proposta, poi attendiamo che la mediatrice la sottoponga ai vicini. Immagino le ire e i commenti per ciò che era già stato scartato. Dopo un po’ rientra e ci dice “va bene, hanno accettato, si può fare”

Mi viene da piangere dalla felicità, ringrazio Dio e tutte le persone che hanno pregato, offerto e creduto con me fino ad ottenere questo secondo miracolo. Stendiamo l’accordo e ci lasciamo scendendo con lo stesso ascensore e dandoci la mano.

Dopo un anno di inferno, il Paradiso ha vinto. Ora quando passo vicino alla loro casa i miei vicini si girano a salutarmi invece di girarsi.

 

 

“Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. (Ap. 3,20)

3/11 Quando ho incontrato questa Parola sono stato preso da un sentimento di gioia perché è quella che mi ha trasmesso Chiara Lubich. La sento come una perla preziosa da conservare e fare fruttificare con la massima attenzione.

5/11 Sabato è stato un giorno speciale essendomi recato a far visita a tre cimiteri di miei amici e familiari. Mi piace ricordare un pensiero scritto il giorno dopo a coloro che mi hanno accompagnato: “ … Mi piace anche pensare che Dio bussa alla nostra porta, non alla maniera umana, ma facendo passare davanti a noi avvenimenti vari, incontri, dialoghi,  mediante i quali, solo dopo, ci si accorge che Lui ha bussato alla porta, è entrato e si è fermato, almeno per tre ore nell’insonnia della  notte seguente”.

8/11 Anche oggi ho avvertito il bussare della porta di Gesù. Due miei confratelli si soni aggravati di cui uno è mio compagno di scuola. E’ sempre difficile proporre ad un sacerdote il sacramento della Unzione. Ho recitato il Rosario per Lui e per il secondo confratello. In questi otto anni non era mai accaduto  che due confratelli si aggravassero insieme. Ma non sono occorse parole per parlargli, Fu tutto così spontaneo, così fraterno, così commovente che mi venne di dargli un bacio sulla fronte, tanto lui teneva la sua mano  stretta alla mia, continuamente. Così l’ho pure io ho tenuta la sua pregando insieme fino a quando ritornò un po’ di respiro maggiore e si acquetò alquanto. Pure il secondo confratello accolse con segni di grande serenità il sacramento. Mai ho vissuta un’esperienza così profonda e ricca nel celebrare l’unzione dei malati.

9/11 Pure oggi ho avvertito il suo bussare nella visita ai confratelli Saveriani in cui ho incontrato un mio compagno di scuola (parrocchiale) don Stefano Berton (Nello) che poi ha preso la via delle Missioni. Abbiamo ricordato la figura di Padre Uccelli che io ho conosciuto ed incontrato e da cui posso  dire, a distanza d molti anni di avere ottenuto quasi un miracolo. E’ stato un incontro che ha risvegliato in me tanta luce.

10/11 Questa mattina alle ore 7,30 sabato, Maria ha accompagnato in cielo don Virginio Rovea mio compagno di scuola. Ancora una riprova della presenza di Maria al momento della nostra morte. Ma la parola che in continuità ritorna alla mia memoria è quella di Teresina di Gesù: “Gesù per amarti non ho che oggi”. Tutto il resto è niente.

11/11 Questa mattina, quale frutto di una piccola insonnia, mi passò per la mente, quasi depositandosi dentro, questa espressione: “Ora posso amare Dio perché posso amare un fratello”.

18/11 In queste ultime domeniche dell’anno liturgico come risuona bella “la parola di vita”: “Ecco io sto alla porta e busso”. Quanto lo desiderò anche se non conosco quale sarà il mio atteggiamento, quando arriverà la “mia ora”. Tuttavia mi affido a Maria ed ora ho incominciato ad affidarmi pure al  mio angelo custode!

 

29/11 Ieri ho compiuto 86 anni ed è stato un giorno straordinario di incontri e di grazie. Respiravo la presenza di Dio quasi in ogni momento. Ho ricordato con un confratello il detto di Rahner? “Nella Chiesa di oggi ogni cristiano è un mistico o non lo è affatto” Sono parole non precise ma esprimono abbastanza bene il significato. Spesso il Signore ce ne fa fare l’esperienza!

 

 

 

 

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Riconoscere la “Sua” presenza in situazioni impreviste

Da qualche anno, a turno, mia moglie ed io andiamo ogni Domenica a portare l’Eucaristia ad una signora che esce pochissimo di casa per problemi gravi alle gambe e ai piedi, tanto che riesce solo a trascinarsi con il girello.

E’ sposata ma senza figli e il marito fino ad ora ha sempre provveduto alle sue necessità, anche se lei cerca di fare tutto quello che le serve autonomamente ed è proprio brava. Purtroppo, ora si è ammalato anche lui in modo grave.

Abbiamo cercato di suggerire loro la ricerca di una persona che li aiutasse nell’igiene personale, la pulizia dell’appartamento, la spesa e i pasti, ma hanno preferito affidarsi a più persone che vanno in vari momenti senza continuità, a volte anche non rispettando i turni. Normalmente, il sabato e la domenica sono soli.

Una domenica fa sono andato a casa loro e li ho trovati in gravi difficoltà. Il marito, che si rifiutava di portare il pannolone, non riusciva ad alzarsi dal letto che era tutto sporco, la moglie non riusciva ad aiutarlo. Si trovavano in una condizione davvero critica e il primo istinto era quello di scappare da questa situazione imbarazzante.
Ero andato da loro per portare l’Eucarestia. Ho pensato a questo compito e ho visto nella loro sofferenza un volto di Gesù, di Gesù crocefisso e Abbandonato che in qualche modo chiedeva un aiuto, chiedeva di essere amato.
Questo pensiero mi ha dato la spinta per cambiare atteggiamento. Mi sono levato il giubbotto e ho portato l’anziano in bagno per prendermi cura di lui. Dopo averlo lavato e vestito l’ho accompagnato alla poltrona. Poi ho messo in lavatrice le lenzuola per fare il bucato.
Alla fine ho potuto dare l’Eucaristia alla signora, pregare un po’ con lei e ascoltare tutte le sue difficoltà.
Quando stavo per andarmene mi ha chiesto di sostituire due lampadine di due vecchi lampadari polverosi. Prontamente, con l’aiuto della scala, ho fatto quanto richiesto per esaudire il suo desiderio.

Prima di uscire, salutandoli, ho visto nei loro volti la gioia che si univa alla mia per aver riconosciuto e servito un Gesù concreto che chiedeva di essere amato.

Dino

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Dal Brasile, la forza di… un pacco di spaghetti

In una scuola di una favela di Rio è stato creato un “club”per partecipare al quale ogni ragazzino doveva portare in dono, per un mercatino di beneficienza, ciò che gli pareva aver ricevuto di più caro. Un bimbo molto povero non aveva niente da portare ed era quindi “escluso”. Ma poi sua mamma ricevette un pacco di spaghetti, piatto che piaceva assai al bimbo e che sono, per la zona, una prelibatezza. Allora il bimbo pensò di rinunciare a quel dono per poter essere anche lui ammesso al “club”. La scuola ha ricevuto un dono dalle autorità pubbliche per questa iniziativa di carattere sociale ed il bimbo ne èstato fiero. (Gabriella, Vicenza)

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Un incontro davvero… speciale

E’ domenica 18 dicembre 2016: ore 16.00 nella chiesa di Madonna dei Prati.

Mentre all’esterno c’è una nebbia non molto fitta, ma molto fredda e umida, all’interno per i cresimandi e genitori dell’unità pastorale di Brendola si accende un sole: è il sole di Marco Amato Bettiol. Grazie alle catechiste, Marco potrà illuminare il percorso di questi cresimandi aiutando loro a cogliere il dono della fortezza . . . . e non solo.

La chiesa è piccola ma gremita, riempita da genitori e ragazzi.

Passa un’ora e mezza tutta di un fiato, tra l’esperienza raccontata dai genitori Franz e Patrizia, qualche video, qualche flash di Paola e Graziano, tre minuti di Chiara che hanno illuminano tutti parlando del suo rapporto con lo SS.

Un’ora e mezza dove ragazzi noti come “casinisti” erano attenti a seguire, genitori insospettabili in lacrime e grazie a Francesco e Patrizia, non si è caduti nel pietismo, ma il respiro è volato alto ed ha toccato i cuori.

C’è stato molto lavoro per preparare questo momento, con le inevitabili difficoltà, come i dubbi per l’audio risolti pochi minuti prima; queste difficoltà ci hanno richiesto di dire il nostro sì per bruciarlo al fuoco dell’unità, ma come sempre fatto questo passo, al resto ci ha pensato il buon Dio attraverso Marco.

Cosa dire?

Esperienza forte e bella; un’altra occasione che la vita ci ha posto davanti per uscire, insieme e opportunamente preparati, presentando l’Ideale di Chiara a Brendola attraverso Marco, il nostro “compagno di viaggio”.

Grazie Marco!

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I frutti dello spettacolo di Chiara Luce a Marostica del 12 novembre

Conosco la storia di Chiara Luce da tempo, ma lo spettacolo di questa sera mi ha fatto comprendere la sua storia come gen, giovane di una nuova generazione e il suo rapporto con Chiara Lubich. È stato donato il suo segreto, il suo amore per Gesù in particolare nel suo Abbandono. E’ stata per me un’emozione particolare, Chiara Luce ha parlato forte a tutta la nostra comunità di Marostica andando dritta al cuore. Alcune persone mi hanno fermato per dirmi che è stato tanto forte, profondo, che ha toccato dentro. Qualcuno ha rivisto dei momenti difficili della sua vita e non è riuscito a trattenere la commozione. Per un’altra persona è stato sentire che Chiara Luce ha illuminato la sua vita in questo momento così buio e doloroso.
Anche il parroco  era molto molto contento della serata e ha detto che la figura di Chiara Luce merita di essere approfondita con qualche lettura o altro. Sicuramente è stata una luce che ha lasciato il segno.
Sento di ringraziare tutti per questo momento così bello e luminoso.
Antonella

Adozioni a distanza

Ho sempre sentito in cuore di aiutare chi è nel bisogno soprattutto nei Paesi più poveri al mondo.
Ho avuto pure la gioia di conoscere Stefano, un collega di lavoro molto disponibile, che in tanti anni si è assunto l’onere di tenere la contabilità fra i colleghi e la Fondazione ed insieme collaboriamo e ci sosteniamo vicendevolmente.
Conoscendo due delle realtà onlus del mov. dei Focolari AMU (Fraternità con l’Africa)
e Ass.ne Famiglie Nuove AFN (Adozioni a distanza) ci siamo frequentemente dati da fare per dare quanto potevamo di personale, ma anche di coinvolgere altri attraverso queste realtà e anche ad altre.
Ho vissuto un’esperienza particolare in linea con l’impegno di AFN con cui avevo da anni attivato progetti di adozione a distanza. Nel 2003 presso la banca Unicredit dove lavoravo ci misero a conoscenza di un regolamento della Fondazione Unicredit che invitava i colleghi a fare donazioni in gruppo di minimo 10 dipendenti a onlus riconosciute. Seguendo questo invito, la Fondazione raddoppiava quanto versato alla stessa onlus.
Questa opportunità è possibile anche per coloro che si trovano in pensione.
Assieme ad altri del Movimento dei Focolari ci siamo dati da fare per coinvolgere persone interessate contattando amici e conoscenti, sviluppando collaborazioni anche con realtà regionali tra le quali Rovigo assieme ai dipendenti Unicredit e del gruppo papa Giovanni XXIII.
Abbiamo contatti significativi con “Uomo Mondo onlus” di Treviso che aiuta attraverso
il focolare di Gerusalemme le persone in difficoltà vendendo oggetti creati da artigiani di Betlemme.
Abbiamo  contatti  annuali costanti con amici di Vicenza, Milano, Monaco di Baviera e nel tempo con Bologna, Verona, Campobasso, Sicilia e altri.
Il resoconto attuale al 30/6/2016 è di 13 anni di condivisione con AFN (dal 2003) e 10 anni con AMU (dal 2006).
Il totale realizzato compreso il raddoppio effettuato regolarmente dalla Fondazione Unicredit è al 30/6/16 di euro 150.733 (circa 65% AFN e 35% AMU).
Non si può descrivere la soddisfazione dei risultati raggiunti, ma è sempre una grande luce che si accende nel buio del nulla, e ogni anche piccolo atto d’Amore resta per sempre. E solo questo Vale.
Gianni, Stefano e i nostri fedeli sostenitori.
Per chi fosse interessato a diffondere l’iniziativa è possibile scrivere a hustg1@alice.it o telefonare a Stefano: 340/3475936

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Nel nostro gruppo di volontarie cerchiamo di vivere nell’amore reciproco e in profonda unità per meritare la presenza di colui che ci ha assicurato di abitare dove due o più sono riuniti nel suo amore.
Siamo tutte impegnate nell’assistenza di alcuni famigliari che soffrono per particolari patologie.
Cerchiamo di condividere la vicinanza a questi nostri parenti e abbiamo vissuto un’esperienza particolarmente forte quando  ho dovuto assistere mio fratello per molti mesi quando si trovava in gravi condizioni in attesa del  trapianto di cuore.
In quel lungo periodo, numerose volte la situazione è andata peggiorando e bisognava che fossi presente (lontano dalla mia famiglia) per confrontarmi con i medici o per assisterlo.
Durante la sua permanenza in ospedale, il suo figlio più grande è morto in seguito ad un grave incidente stradale. Sono stati per me momenti drammatici, il dolore era veramente molto forte e difficilmente sopportabile.
L’incontro quotidiano con l’Eucaristia, con la persona di Gesù e l’unità costante con le volontarie mediante sms e telefonate mi sostenevano, e ho trovato la forza di affrontare la situazione lasciandomi portare nei vari eventi abbandonandomi con la fiducia tipica di un bambino.
Mentre accudivo mio fratello non ci scambiavamo molte parole, dato che lui era bloccato dal dolore per la perdita del figlio. Un giorno mi disse: «non potrò più vederlo!» Fu allora che io, scoppiando a piangere ed  abbracciandolo, gli risposi: «stai sicuro, lui c’è, c’e in un altro modo», ed in quel momento anche lui pianse iniziando ad aprire il suo cuore alla presenza di qualcosa di soprannaturale che aveva sempre negato.
Nel mio gruppo abbiamo più volte pregato perché potesse incontrare e riconoscere la presenza di Dio. Abbiamo pregato perché ricevesse il dono della fede e nell’ultimo periodo riuscì a recitare con me un’Ave Maria prima di spegnersi.
L’intensa unità vissuta con le volontarie e con lui mi ha permesso di stare anche vicino alla sua ex compagna che è riuscita ad affrontare, riscoprendo la fede, il grande dolore della perdita del figlio. (I. Cologna Veneta)

 

Dopo il Congresso di Roma

Sabato 7 maggio 2016, si è svolto a Padova, presso il Focolare femminile l’incontro delle aderenti di Vicenza, che hanno partecipato al congresso di Castelgandolfo/RM, nel mese di gennaio.
E’ stato un incontro che ha ancora una volta sorpreso, come il fidarsi, per i frutti abbondanti.

Quando sono iniziate le iscrizioni, eravamo dubbiosi se fare un pulman o andare con le auto, poiché per tanti la spesa poteva essere eccessiva se non si riusciva a riempire il pulman, ma quando si lavora con la fiducia di avere la presenza del risorto fra noi si  da la precedenza ai disegni di Dio Padre e i risultati sono stati eccezionali: 47 persone hanno partecipato con tanta gioia di ritrovarsi e rivivere le emozioni di Castelgandolfo.

Betty, Isabella e Cesare del Focolare, con il loro solare sorriso, ci hanno aiutati ad entrare in un clima di Amore e reciproca accoglienza che ci ha permesso di gustare le tante perle preziose che avevano preparato sul tema dell’Unità.

Tutti gli aderenti sono stati entusiasti nel rinverdire il tema dell’anno, e riascoltare il messaggio di Papa Francesco alla Mariapoli di Roma.

Nel ritorno è stato proposto di fare almeno due volte all’anno queste esperienze, perché ci aiutano a tenere in cuore la vita del Focolare e il tema dell’anno; è una possibilità per chi non può partecipare per vari motivi di famiglia o lavoro agli incontri di più giorni.

Teresio e M. Luisa

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Un saluto per…

Da un po’ di tempo ho deciso di rendere migliore l’ambiente in cui vivo offrendo a chi incontro un saluto. E’ un piccolo gesto ma un elemento che incoraggia ad essere più positivi e a vedere il mondo con occhi diversi. In fondo basta poco e mi accorgo che spesso offrire un “buon giorno” o un “ciao” suscita buon umore, curiosità e anche una piacevole sorpresa. Lasciare dunque traccia di questa attenzione agli altri, che si traduce in piccoli gesti di amore, contribuisce a creare un clima migliore nel lavoro, con gli amici, con tutte le persone che incontriamo. Un contributo allo sviluppo di una migliore convivenza che genera fraternità e benessere tra le persone

G. Vicenza

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Abbiamo bisogno di segni per riconoscere la presenza di Dio

Da alcune settimane mia mamma si trova in casa di riposo. Il percorso di ammissione alla struttura è stato piuttosto complicato: colloqui, liste di attese, graduatorie. Normalmente, ai richiedenti viene assegnato un punteggio che determina anche il costo da sostenere. Per pochissimo, mia madre è stata accolta con un punteggio appena sopra la soglia di una retta sostenibile per un normale reddito e così ci siamo trovati, io e mia sorella, a dover far fronte a un impegno economico piuttosto impegnativo. Ciò è dovuto anche al fatto che abbiamo voluto continuare il rapporto con una badante che la assisteva prima di entrar in casa di riposo. Avevamo cercato, infatti, di garantire a questa assistente uno stipendio affinché potesse mantenersi e collaborare ancora con noi nella cura di nostra madre. Col passare dei giorni ci siamo accorti che far fronte ad entrambe le spese era piuttosto difficile. Stavamo dunque pensando di risolvere il contratto con la badante, anche se ci dispiaceva non poter offrire un poso di lavoro a una persona che ne ha bisogno e lo svolge con cura. Ma, inaspettatamente, il sistema di graduatorie è stato modificato e ora a mia madre è stato attribuito un punteggio più basso e quindi una retta più sostenibile per noi dal punto di vista economico. Mi è sembrato di cogliere in questa situazione un segno, la presenza di una mano invisibile che ha condotto in modo opportuno lo svolgersi di questa situazione. Una mano invisibile ma presente che manifesta la presenza di Dio, che vuole abitare in mezzo a noi e non manca mai di rivelarsi – spesso in modo imprevedibile – attraverso le numerose circostanze della vita.

F. Vicenza

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Al parco giochi

Trascorro parte della mia giornata con mio nipote e ci fermiamo a volte al parco giochi per giocare e passare del tempo all’aria aperta. In quel contesto incontriamo spesso ragazzi immigrati che si avvicinano alle persone. Ho notato che quasi tutti li evitano e questa cosa mi ha colpito lasciandomi un po’ di amarezza. Ho pensato “non sono nostri prossimi, persone da accogliere che hanno bisogno di vivere incontri positivi con le persone?” Per parte mia cerco sempre di salutarli e così ho insegnato anche a mio nipote l’importanza di rivolgere un saluto gentile, di chiedere loro come stanno senza timori e con una buona disponibilità. Mio nipote ha subito agito di conseguenza, anche perché a lui viene spontaneo incontrare con gioia e senza pregiudizi queste persone così diverse da noi. Se l’altro, di qualsiasi colore, età e condizione è una persona come noi e quindi degno di amore e attenzione, possiamo donare sempre qualcosa di positivo imparando dalla semplicità dei bambini, che non hanno barriere culturali e limiti nell’accogliere anche chi è apparentemente diverso.

V. Vicenza

Un incontro inaspettato

Stavo parlando con un amico quando si avvicina un ragazzo di colore molto dimesso e piuttosto sporco che ci chiede informazione per raggiungere il luogo dove deve andare.
Dopo un primo momento di incertezza cerchiamo di dargli, il più precisamente possibile, le indicazioni di cui aveva bisogno.
Vedendo la sua esitazione sento che devo fare qualcosa di più e mi vengono in mente le parole del Papa e tutti i suoi suggerimenti per vivere lo spirito evangelico e l’accoglienza generosa anche nelle piccole cose, e a Chiara Lubich che da sempre ci insegna a metterci nei panni del fratello.
Allora suggerisco al mio amico, che in quel momento aveva l’automobile, di dare un passaggio a questo ragazzo anche se la situazione sembra piuttosto imbarazzante.
Dopo un attimo di esitazione il mio invito viene accettato.
La gioia del nostro ospite inatteso si coglie dal sorriso con cui ci saluta ringraziandoci per l’aiuto.
Anche fra noi due c’era la contentezza di aver vissuto un piccolo episodio di autentica accoglienza che ci ha dato la possibilità di dare amore ricevendo il centuplo che indica il Vangelo con frutti di gioia

D. Vicenza

Supermercato

Solidarietà tra donne

Mi trovo al supermercato e incontro un donna di colore con un bambino piccolo nel passeggino. Vedo che ha bisogno di qualche consiglio per acquistare alcune cose, molto utili e poco costose. Intuisco che non ha molte possibilità economiche, le do alcuni consigli e poi proseguo con la mia spesa.

Arrivata alla cassa la rivedo davanti a me mentre cerca di pagare con una carta di aiuto sociale che però non viene accettata. Assieme alle commesse provano e riprovano ma non c’è la disponibilità economica.

Le chiedono di tornare a casa a prendere i soldi, ma lei dice che non li ha. La signora decide di lasciare la spesa e inizia a svuotare la borsa. Mi ritornano alla memoria alcuni momenti vissuti all’estero quando, non sapendo la lingua e non avendo disponibilità economiche, ho vissuto una situazione molto simile. Mi sono detta: «quella mamma non deve andare a casa senza la sua spesa!».

A quel punto decido di farmi avanti, propongo una banconota alla cassiera per pagare gli alimenti della signora. Lei subito non capisce, rimane un po’ interdetta, poi mi ringrazia e la cassiera completa l’operazione. Prima di uscire dal supermercato mi avvicina per ringraziarmi ancora, io la abbraccio e le do un bacio pensando a quanto avrebbe fatto piacere a me ricevere aiuto in una situazione simile.

Mentre finisco di pagare la mia spesa, la cassiera si dice commossa per il mio gesto e io le spiego la motivazione dicendole che a volte bisogna mettersi nei panni degli altri.

Anche quando vado alla macchina trovo la mamma che mi attende per ringraziarmi. Ancora una volta la saluto con un sorriso e do un bacio al bambino. Mi saluta con la mano anche quando la supero con la macchina. Ringrazio Gesù per avermi dato l’ispirazione giusta al momento giusto e aver così potuto vivere quanto lui ci ha detto e ricordato recentemente da Papa Francesco: «avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere».

L. Vicenza

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Dalla Escola Santa Maria di Igarassu PE, Brasile.

Per una Cultura di Pace e Condivisione

Una lettera dal Progetto della Escola di Santa Maria presso Igarassu PE in Brasile che racconta l’impegno educativo nella formazione e nell’educazione alla pace. Si tratta di un impegno costante per vivere il dialogo e la gestione dei conflitti per superare le contrapposizioni e costruire situazioni di vita pacificata.

Per informazioni: Gabriella Zanetti   gabriellazanetti7@gmail.com

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SMaria

 

Aderenti

Congresso Aderenti – Roma 20-23 gennaio 2016

Un gruppo di 40 persone di Vicenza ha partecipato al Congresso. Si è instaurato subito un bel clima e il video di Chiara visto durante il viaggio, ha dato modo di spontanee riflessioni che hanno arricchito e preparato ciascuno al congresso.

Il tema era il punto cardine dell’Ideale donato a Chiara da Dio, dove tutto confluisce e tutto parte: l’Unità. Come ogni anno, anche quest’anno è stato un incontro che ha rinnovato di nuova luce i tanti che hanno partecipato.

Sono state approfondite tre prospettive:

Dono: L’Unità è un dono che viene da Dio e con l’Eucaristia, sacramento che unisce Dio fra noi, fa il suo effetto nel nel vivere l’Amore reciproco.
Impegno: La grazia dell’Unità scende se noi siamo predisposti, Amare senza misura, perché Dio si è fatto artefice di unità fra Dio e gli uomini.
Traguardo: Dobbiamo essere consapevoli che ognuno di noi può portare ricchezza di unità in tanti posti, in famiglia e nella società ed essere risposte concrete e coraggiose alle sofferenze e alle speranze dell’umanità. Il mio IO è l’umanità.

Essendo l’Anno della Misericordia, ci siamo fermati un giorno in più per partecipare all’Angelus della domenica di Papa Francesco, questo ci ha dato l’opportunità al sabato pomeriggio di fare visita alla casa di Chiara a Rocca di Papa, momento di preghiera e di intensa emozione per tutti.

Poi abbiamo visitato l’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata, chiesa bizantino-cattolica dove si svolge tutt’ora il rito cattolico-orientale. La guida (molto brava) ha poi impreziosito la visità facendone la storia.

Alla domenica mattina, abbiamo vissuto la grazia di passare la Porta Santa a S. Pietro partecipando alla Santa Messa, in cui le letture e le preghiere sono state fatte in varie lingue, essendo nella settimana dell’Unità dei Cristiani.

Questo ci sembrava proprio un disegno di Dio: l’Ideale ci chiede di arrivare tutti ad essere UNO, così terminare questo nostro congresso con questa grande preghiera Eucaristica, ci faceva sentire in forte Unità.

Il ritorno è stato ancora più arricchente, perché in pulman c’è stata l’occasione per condividere con una partecipata comunione d’anima ciò che ognuno aveva vissuto in quei giorni.

Teresio e M. Luisa

 

 

 

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Quando si crede nell’amore

La vita di Maria e Dino, della comunità locale di Vicenza, è un’offerta di impegno e amore. Un impegno che li ha spinti a superare enormi difficoltà con la fiducia in un progetto di amore che passo dopo passo hanno portato avanti coinvolgendo gruppi e persone di varie parti d’Italia.
La loro testimonianza, frutto di una fede viva e costante, è contenuta in un libro che ha suscitato in molte persone coraggio e speranza per vivere la propria esistenza in modo autentico e gioioso.
Tramite il Centro Volontari della Sofferenza, nel 2014 Maria ha consegnato di persona nelle mani di Papa Francesco il volume. Nell’aula Paolo Sesto, avvicinandosi a Maria, Papa Francesco ha letto il titolo del libro e le ha stretto la mano. Un gesto che ha prodotto una gioia immensa e indescrivibile confermando l’amore della Chiesa per chi vive nella volontà di Dio anche le situazioni più avverse.

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Qui di seguito Maria ci dona, in modo sintetico, l’esperienza del cammino percorso con Dino sin dal loro primo incontro.

Con Dino ci siamo conosciuti nel 1966 a Re (VB) presso la Casa Cuore Immacolato di Maria. Lui, già infermo da 24 anni, abitava a Todi (PG) io abitavo a Vicenza. Quando decisi di andarlo a trovare scoprii che viveva con la mamma molto malata. Mi raccontò la tragedia che aveva vissuto nel 1943 a soli 15 anni durante un bombardamento a Foligno: era rimasto sepolto sotto le macerie per alcune ore, fu estratto vivo, ma segnato a vita. Dopo 3 anni gli fu diagnosticata la sclerosi multipla, malattia grave e progressiva.
Nel 1949 si recò per la prima volta in pellegrinaggio a Loreto. Entrato nella Santa Casa per venerare l’effigie della Vergine Lauretana ai piedi della Madonna, avverte dentro di sè una grande trasformazione e poi una gioia così profonda che non può esprimere che piangendo. Esce dalla S. Casa immerso in questa gioia e continua a piangere serenamente. E’ il senso di una chiamata proprio attraverso il dolore e la sofferenza. Dopo il miracolo di grazia ricevuto da Maria, la sua infermità l’ha vissuta come dono e ogni anno si recava più volte a Loreto.

Nel 1952 si recò in pellegrinaggio a Lourdes, dove conobbe Monsignor Novarese, ebbe dei colloqui con lui che gli disse: «Dino ti aspetto l’anno prossimo a Re (VB), iniziamo gli Esercizi Spirituali del Centro Volontari della Sofferenza». Fin dal primo corso di Esercizi Spirituali del 1953, Dino avvertì che quella era la risposta alla chiamata che intuì dentro la S. Casa a Loreto. Ha iniziato l’Apostolato a Todi dal 1953 fino al 1968 e dopo sposati ci siamo trasferiti in Veneto, a Thiene, Carrè ed altre zone fino al 1985.

Un mese prima di quella mia visita Dino si era recato in Pellegrinaggio a Lourdes per chiedere un Miracolo. Non la guarigione, ma qualcosa di più grande: avere una creatura per formare una famiglia e mi disse «Tu sei la risposta del miracolo che ho chiesto all’Immacolata».
Da quel breve soggiorno a casa sua – per la verità ero andata a trovarlo come amico – tutti e due abbiamo sentito che Dio aveva un progetto divino su di noi con una chiamata speciale; abbiamo pregato a lungo e, giorno dopo giorno, a livello inconscio, sentivo che lui era la persona pensata da Dio per me, infermità compresa. Dino mi disse subito con molta onestà: «Maria rifletti pure, con me avrai una vita di rinunce, di sacrifici che la mia infermità comporta ma ti assicuro avrai tutto il mio cuore che palpiterà solo per te. Non ho dubbi o incertezze che è Volontà di Dio che tu mi sia accanto per sempre, e questa è la tua vocazione». Per me queste parole sono state, sono e saranno sempre conferme di Dio tramite Dino. Infatti, queste affermazioni edificanti confermavano il disegno d’amore che Dio aveva su di noi. Nel mio cuore risuonavano molto forte le parole di Gesù: «Qualunque cosa avete fatto ad uno dei miei fratelli più piccoli, lo hai fatto a Me». Conferme che cambiano la vita! Quanta gioia avevamo in cuore!

Dino desiderava che io parlassi con il suo medico di famiglia e mi disse: «Maria, meglio un crollo oggi che un fallimento domani». Ebbi l’incontro con il Medico che molto chiaramente mi parlò di quattro aspetti fondamentali: «Signorina, per chi è colpito da sclerosi multipla è molto raro il concepimento», ma noi, anni dopo, abbiamo avuto in dono una figlia. «Gli studi scientifici affermano che una persona colpita da questa malattia vive circa 40 anni e Dino oggi ne ha 39», mi disse il medico. Mio marito è vissuto fino a 82 anni. «Fra un anno Dino potrebbe essere allettato», mio marito non è mai stato allettato. «In quella famiglia mamma e figlio sono infermi; ma la mamma è più grave del figlio», io risposi che la mamma era la perla preziosa della nostra famiglia. Il Medico rimase un pò sconvolto dalle mie risposte, che scaturivano dal mio profondo amore per Dino.

Abbiamo vissuto critiche molto dolorose e pesanti da persone che non condividevano la nostra scelta; soprattutto nei miei confronti; una persona che affiancava Dino nell’Apostolato a Todi un giorno mi disse: «lei è un’incosciente, non solo Dino sarà un futuro marito già infermo, ma anche la mamma è inferma». Io risposi che la mamma è carne di suo figlio.

Più contrasti ricevevo, sempre più sentivo dentro di me che tutto vince l’Amore!

La mamma di Dino è venuta a mancare un mese prima che ci sposassimo nel lontano 1968. Eravamo in Quaresima. Monsignor Poletti, Vescovo di Todi, ci diede tutte le licenze necessarie per il matrimonio e tre giorni dopo il funerale di mamma Federica, ci sposammo in lutto. Poco dopo ci trasferimmo in Veneto, a Thiene ( VI) e poi a Carrè dove Dino ha continuato il suo impegno iniziato a Todi (PG) con il Centro Volontari della Sofferenza in qualità di Capo Zona a Thiene fino il 1985. Per ben 32 anni ha fatto conoscere i messaggi richiesti dell’Immacolata a Lourdes e Fatima.

Dopo sposati, per la prima volta, abbiamo conosciuto il Movimento dei Focolari ed abbiamo partecipato alla nostra prima Mariapoli, a Bassano (VI). Nel Movimento dei Focolari abbiamo trovato la perla preziosa e la pienezza di Dio, cioè la scelta di Gesù Abbandonato, il non vedere che Lui in ogni dolore. Per noi è stata una scuola di vita che dal 1968 non abbiamo più lasciato. Il nostro cuore era traboccante di gioia!

il 1 giugno 2010 in piena notte, l’Immacolata è venuta a prendersi questo suo figlio prediletto. Con mia figlia e mia nipote abbiamo ringraziato l’Immacolata per avercelo donato per ben 42 anni di matrimonio.

Durante il nostro lungo cammino di coppia ci ha ricolmati di Miracoli di grazia, abbiamo vissuto e offerto tanto dolore ma noi abbiamo sempre desiderato che Dio avesse il primo posto nel nostro cuore.